L'EX | Mario Frick: "Ero malato di scommesse, giocavo su tutto. Vi spiego quella retrocessione"

Mario Frick, ex attaccante del Verona ha parlato della sua grave dipendenza in un'intervista alla Gazzetta dello Sport.
"Scommettevo. E tanto. Fuori controllo. Iniziai l’anno in cui nacque il primo figlio, Yanik, nel 1998. Ero pieno di debiti, non riuscivo a smettere, avevo la frenesia di dover giocare, giocare, giocare...".
Frick ha raccontato come è nata questa dipendenza: "Con gli amici, niente di più. All’inizio, siccome vincevo, pensavo di essere infallibile, ma poi ho iniziato a perdere ed è stato un incubo. Ho avuto una brutta dipendenza durata qualche anno, ma alla fine ne sono uscito".
"Grazie all’aiuto della mia famiglia, del mio agente e soprattutto di mia moglie, conosciuta a Basilea. Ero andato in ospedale per un problema alla spalla, lei era la mia infermiera. Spingevo un pulsante per far sì che venisse a curarmi, anche se non avevo niente. Senza di lei non so se ce l’avrei fatta. Abbiamo tre figli: Yanik e Noah, chiamati così in onore dell’ultimo francese a vincere Wimbledon, e Alessia, nata quando ero Siena".
Frick deve tutto al Verona e ad Alberto Malesani: "In panchina c’era Malesani, l’allenatore da cui ho imparato di più. Iniziai a giocare da ottobre in poi. E segnai sette gol".
A Frick era stata dedicata dai tifosi del Verona anche una maglietta speciale: "Me la regalò un tifoso. 'Se segni, la mostri', mi disse. A dicembre, contro il Brescia, infilai due gol ed esultai con 'la vie c’est fantastique quando segna Mario Frick'. Se la ricordano ancora, peccato per la retrocessione. C’erano problemi finanziari, nel girone di ritorno non abbiamo preso una lira. Eravamo scontenti, incazzati, ma forti. Gilardino, Mutu, Camoranesi, Oddo, Italiano. Ma come si fa a retrocedere con una squadra così?".

