Il Verona cambia pelle: il ritorno di Baroni passa dal 4-2-3-1 dopo sette anni di difesa a tre

Per sette stagioni consecutive il Verona ha avuto un'identità tattica ben precisa. Dall'arrivo di Ivan Juric fino alle gestioni di Igor Tudor (dopo la parentesi Di Francesco col 4-3-3), Gabriele Cioffi, la coppia Bocchetti-Zaffaroni, fino allo stesso Marco Baroni e Paolo Zanetti, la difesa a tre è stata il punto di riferimento del calcio gialloblù. Un sistema che è diventato quasi un marchio di fabbrica dell'Hellas, tanto da sopravvivere ai cambi di allenatore e di interpreti.
Oggi, però, il ritorno di Marco Baroni segna una vera inversione di tendenza. Il tecnico fiorentino riparte infatti dal suo sistema di gioco preferito, il 4-2-3-1, con l'obiettivo di costruire una squadra più propositiva e offensiva. Fin dai primi allenamenti del ritiro è emersa la volontà di abbandonare definitivamente la linea a tre per tornare a una difesa a quattro, alternando eventualmente il 4-2-3-1 al 4-3-3 in base agli interpreti.
La scelta rappresenta una netta discontinuità rispetto al recente passato. Con Juric la difesa a tre era il fulcro di un calcio fatto di pressing uomo contro uomo, aggressività e continui duelli individuali. Tudor ne aveva raccolto l'eredità, mentre gli allenatori successivi avevano mantenuto quella struttura anche per valorizzare una rosa costruita negli anni proprio per quel tipo di sistema.
Curiosamente, anche durante la sua prima esperienza a Verona Baroni aveva inizialmente accettato questa continuità. Nella stagione 2023-24 il tecnico partì infatti con il 3-4-2-1, adattandosi alle caratteristiche della squadra e alla tradizione tattica lasciata in eredità dagli anni precedenti. Ma i risultati non arrivarono: dopo un buon avvio, l'Hellas precipitò in una lunga serie negativa, arrivando a raccogliere appena otto punti nelle prime dodici giornate e mettendo seriamente in discussione la panchina dell'allenatore.
Fu allora che Baroni prese una decisione destinata a cambiare la stagione. Scelse di accantonare la difesa a tre e di tornare alle proprie convinzioni calcistiche, passando al 4-2-3-1, un modulo che conosceva perfettamente e che aveva sempre rappresentato la sua idea di calcio. La squadra ritrovò immediatamente maggiore equilibrio, migliorò nella costruzione del gioco e nella fase offensiva, conquistando punti fondamentali per la salvezza. Quel cambio di sistema non fu soltanto tattico, ma anche mentale: il Verona ritrovò fiducia e identità proprio quando sembrava destinato a una stagione di grande sofferenza.
Tre anni dopo (passato il biennio di Zanetti) la situazione è profondamente diversa. Questa volta Baroni non deve adattarsi a un'eredità tattica, ma può costruire il Verona secondo le proprie idee fin dal primo giorno. Il 4-2-3-1 permette di valorizzare maggiormente gli esterni offensivi, di occupare meglio gli spazi tra le linee e di avere una squadra più aggressiva nella riconquista del pallone, senza rinunciare all'equilibrio garantito dal doppio mediano.
Naturalmente, il modulo da solo non garantisce risultati. Serviranno interpreti adatti e il mercato dovrà consegnare a Baroni giocatori funzionali al suo calcio. Tuttavia, il messaggio è già chiaro: il Verona vuole aprire un nuovo ciclo, rompendo definitivamente con una tradizione tattica che durava dall'estate del 2019.
Dopo anni in cui la difesa a tre aveva rappresentato quasi un tratto identitario del club, il ritorno di Baroni coincide con una rivoluzione silenziosa ma significativa. Non è soltanto un cambio di numeri sul campo: è la scelta di tornare a un'idea di calcio che il tecnico considera la più adatta per esprimere la propria filosofia. E, guardando a quanto accaduto nella sua prima esperienza in gialloblù, è anche una scelta che in passato ha già dimostrato di poter cambiare il destino del Verona.

