Ecco come giocherà il Verona di Baroni

Marco Baroni non è un allenatore che si porta dietro un dogma tattico. Non è uno di quelli che arrivano con il modulo scolpito nella pietra e pretendono che siano i giocatori ad adattarsi alle proprie idee. Al contrario. Baroni costruisce le sue squadre partendo dalle caratteristiche della rosa che ha a disposizione. È questo, probabilmente, uno dei motivi che lo hanno reso una scelta particolarmente interessante per il nuovo Verona.
Nelle ultime stagioni ha utilizzato prevalentemente il 4-3-3 e il 4-2-3-1, sistemi che gli consentono di avere equilibrio ma anche grande libertà di interpretazione. Alla Lazio ha lavorato soprattutto sul 4-2-3-1, cercando di sfruttare la qualità degli esterni e la capacità dei centrocampisti di occupare gli spazi.
La prima caratteristica della squadra di Baroni è la volontà di costruire dal basso in maniera organizzata. Non significa possesso sterile o fraseggio fine a se stesso. L'obiettivo è attirare la pressione avversaria per poi colpire rapidamente.
In fase di impostazione un centrocampista si abbassa vicino ai difensori, mentre i terzini si alzano per dare ampiezza. Si crea così una struttura che coinvolge sei uomini, portiere compreso, e permette alla squadra di avere diverse linee di passaggio.
Quando trova spazio, però, la squadra accelera. E accelera soprattutto sulle corsie esterne. Non è un caso che la Lazio sia stata tra le squadre che hanno crossato di più nell'ultima Serie A. Baroni ama portare il pallone sugli esterni, creare superiorità e poi riempire l'area con tanti uomini.
Per questo motivo gli esterni offensivi e i terzini diventano fondamentali nel suo calcio. Il miglior momento della Lazio è coinciso con la miglior versione di Nuno Tavares, uno dei giocatori che meglio hanno interpretato questo tipo di richieste.
La seconda parola chiave è aggressività.
Le squadre di Baroni non aspettano l'avversario nella propria metà campo. Cercano invece di difendere in avanti, disturbando la costruzione e recuperando palla il più rapidamente possibile.
Alla Lazio il primo difensore era Castellanos, supportato dal lavoro enorme svolto da Rovella e Guendouzi. Gli attaccanti partecipano alla fase difensiva, i centrocampisti accorciano immediatamente e la squadra prova a togliere tempo e spazio agli avversari.
La linea difensiva lavora prevalentemente a zona, con i centrali chiamati ad uscire forte sugli attaccanti e ad accettare situazioni anche molto aggressive.
Come tutti i sistemi coraggiosi, anche quello di Baroni presenta qualche controindicazione.
Sulle fasce l'allenatore toscano accetta spesso l'uno contro uno. Gli esterni avversari non vengono sistematicamente raddoppiati e questo comporta un'esposizione maggiore dei difensori. Se il pressing funziona, la squadra recupera palla e riparte immediatamente. Se invece viene saltato, possono aprirsi spazi pericolosi.
È uno degli aspetti che nella passata stagione ha creato qualche problema alla Lazio, soprattutto quando il contributo difensivo di mezzali ed esterni offensivi è venuto meno. Non a caso i biancocelesti hanno mostrato qualità importanti nella produzione offensiva ma hanno anche concesso più del previsto nella propria metà campo.
Tradotto in chiave gialloblù, significa che il Verona dovrà costruire una squadra intensa, atletica e con grande disponibilità al sacrificio.
Serviranno terzini capaci di spingere, esterni offensivi pronti ad attaccare la profondità e centrocampisti dinamici, in grado di correre in entrambe le fasi.
Baroni non chiederà un possesso esasperato. Chiederà invece coraggio, ritmo, aggressività e capacità di verticalizzare rapidamente.
In altre parole: un Verona che proverà ad essere protagonista, senza rinunciare alla praticità. Un calcio moderno, intenso e spettacolare, ma che richiederà grande applicazione da parte di tutti.
Perché nelle squadre di Baroni il talento conta. Ma senza corsa e sacrificio non gioca nessuno.

