VIGHINI | La farsa di Belghali e il problema degli infortunati

La vittoria del Lecce a Cagliari è quasi una mazzata definitiva alle speranze di salvezza del Verona. La serie A si allontana a nove punti, un'impresa quasi impossibile da compiere. Pairetto con chirurgica precisione ha abbattuto il Verona in una gara cruciale, ma non è a Parma che il Verona ha (quasi) perso la serie A.
La categoria si è persa traccheggiando per tutto il mese di gennaio, quando la squadra era falcidiata dagli infortuni con la società che pensava solo a mettere in saccoccia altri trenta milioni di euro di plusvalenze, sbattendosene altamente di dare al povero Zanetti, capro espiatorio designato, il minimo sindacabile.
Dopo aver venduto Giovane, uno dei pochi che aveva il cambio di passo in quella squadra, il Verona si è pesantemente indebolito. Come una coperta corta è arrivato Bowie, ma ora non c'è più chi ha il guizzo di fornirgli degli assist. Lo schema preferito è tornato ad essere il lancio lungo sperando che poi qualcosa succeda.
Il Verona ha giocato nove partite senza Belghali, giocatore insostituibile tatticamente, e quando lo ha ripresentato è stata una farsa. Il quarto d'ora al limite della comica del giocatore algerino tira in ballo lo staff medico, guidato dal dottor Gatto, grande tifoso del Genoa, portato a Verona da Marroccu nella breve (ma intensa) esperienza dell'ex uomo di fiducia di Preziosi e Cellino.
Certamente non c'è stata fortuna nell'Hellas in questa stagione ma la gestione degli infortuni è diventata una questione troppo importante per essere buttata sotto il tappeto. Già nella scorsa stagione assistemmo basiti all'infortunio di Tengstedt che di fatto non recuperò più sino a maggio. Quest'anno i casi si stanno moltiplicando con l'assurda gestione di Serdar, azzoppato da un crociato lesionato e ormai l'ombra del giocatore che conosciamo.
Su queste faccende ci si rimettono le categorie, i campionati, i soldi dei diritti televisivi. Il Verona, anche su questo argomento non è stato all'altezza.

