Hellas Verona di Gianluca Vighini , 02/02/2026 10:54

"Mancò la fortuna e non il valore": Zanetti lascia a testa alta la squadra che ha amato di più

Zanetti
Zanetti

Non è che la fortuna non c'entra niente: in un gioco è giustamente la componente imprescindibile. Un centimetro cambia il destino. Dentro o fuori, il calcio è zeppo di sliding doors, di bivi. Su un centimetro si costruisce una stagione. Paolo Zanetti non è stato un generale fortunato. Quest'anno (e pure l'anno scorso) non gliene sono girate molte a favore. 

A El Alamein a ricordo di una delle più grandi battaglie dell'esercito italiano nella seconda guerra mondiale c'è un cippo: “Mancò la fortuna, non il valore”.

Ecco: Zanetti ha avuto valore, non fortuna. La sua storia a Verona è costellata di se e di ma. 

Ma su una cosa posso testimoniare: è stato uno degli allenatori che più si è innamorato di Verona, dei suoi tifosi, della sua squadra. Così tanto da volerne incarnare lo spirito, di volerlo infondere dentro un manipolo di mercenari, senza palle, senza radici. Altri hanno usato il Verona come un taxi, come un autobus per arrivare in altre squadre e  guadagnare di più. Zanetti pensava che il Verona fosse il suo Real Madrid, il suo approdo finale.

Mi ha confessato una settimana fa: non abbiamo sbagliato i calciatori, abbiamo sbagliato gli uomini. E quello nel calcio non te lo puoi permettere. E' il grande cruccio suo e di Sogliano. Una coppia, loro sì, di uomini veri, di gente che non arretra un centimetro, di gente che continua a testa bassa a lavorare. Merce rara nel calcio di oggi. 

Gli errori? Tanti e in buona fede. L'idea mai abbandonata di voler “regalare” grande calcio alla sua gente, di volersela sempre giocare. Le scelte: fatte per coerenza e onestà, fino a schiantarsi, come Socrate che bevve la cicuta. Montipò difeso ogni oltre misura, perché sperava di poterlo recuperare, Harroui che di fatto lo ha immolato sull'altare di prestazioni indegne. 

Ha difeso Orban, ha coccolato Giovane, anche quando il brasiliano è andato in crisi per problemi personali, trattandolo come suo figlio, portandolo a cena a casa sua alla sera. Ha fatto da parafulmine, mentre veniva impallinato da chi si non vedeva l'ora che le cose andassero male per dimostrare che tutti i mali del Verona risiedevano in panchina. I soliti avvoltoi che per trovarsi uno spazio e una ribalta nella vita si cibano delle carogne. 

Zanetti, che non ha mai usato alibi per spiegare le sconfitte, sperava che il mercato gli portasse aria fresca e nuova. E soprattutto guerrieri. Che stanno arrivando adesso, in pesante ritardo. Non ne potrà godere e questo sarà il suo cruccio. Sono sicuro che tiferà per la salvezza, perché Paolo Zanetti resterà sempre un tifoso dell'Hellas.