Hellas Verona di Gianluca Vighini , 08/01/2026 10:58

VIGHINI | Cosa ci ha detto la gara con il Napoli e cosa dobbiamo cambiare adesso

Paolo Zanetti
Paolo Zanetti

Ormai lo abbiamo capito: la specialità di casa Zanetti è rinascere dalle proprie ceneri, come l'Araba Fenice. Quando tutto sembra perduto, quando si spalancano le porte dell'inferno e il Verona sembra precipitare nel baratro, Zanetti si risolleva. 

E' ormai un campionato e mezzo che assistiamo a questo copione. Non può essere un caso. Vorrei lasciare stare per un attimo l'argomento "motivazioni-maglia-identità" perchè mi sembra banale. Vorrei invece cercare di analizzare con maggiore profondità ciò che ci ha detto il campo.

Il Verona, soprattutto quest'anno non ha mai steccato contro le grandi. Anzi: ha offerto proprio in queste gare il meglio. Con la Juventus, con l'Inter, con la Roma, con il Como con l'Atalanta e ieri sera con il Napoli quando ha sfiorato la vittoria. Al di là dei risultati, anche quando ha perso (vedi Roma e Como) il Verona ha offerto ottime prestazioni. E anche il primo tempo con il Milan è stato sotto quella falsariga a ben vedere. 

Viceversa la squadra di Zanetti cicca le gare in cui deve fare la partita, deve vincere ad ogni costo, vuole comandare il gioco. E così si è fatta fregare in casa dal Sassuolo, dal Parma, ma anche dalla Cremonese e infine dal Torino.

Mi chiedo dunque se non sia il caso di ribaltare il problema. Per trovare continuità forse, abbiamo bisogno di impostare queste partite dal punto di vista "strategico"  in modo diverso. Come se giocassimo con le grandi. Senza l'assillo di voler strafare, con più umiltà e con scelte tattiche che siano conseguenti.

Credo che l'errore di Zanetti sia un eccesso di generosità. E' come se il nostro allenatore volesse  ricambiare l'amore dei veronesi con grandissime prestazioni, vittorie roboanti e belle da vedere.

Purtroppo la dimensione della squadra non permette questo. 

Forse è meglio pensare di difendere lo 0-0 e poi sfruttare l'inerzia della partita e degli episodi, partire con più umiltà, con meno sfrontatezza. Prendo la gara con il Torino ad esempio. Avessimo giocato compatti, con un centrocampo con Niasse e Gagliardini, pronti a verticalizzare con Bernede, forse non ci saremmo presi quell'imbarcata. 

In un anno solare al Bentegodi il Verona ha vinto solo due gare. E' una statistica che ci spiega un trend netto. E' paradossale che il Verona debba costruire la salvezza facendo grandi imprese esterne. Ma vuol dire anche che qualcosa va cambiato. Partiamo più umili, stiamo attaccati alla partita, cerchiamo di far male in contropiede, consci che un pareggio è sempre meglio che una sconfitta. Pensate se solo avessimo oggi i punti persi con Sassuolo, Parma e Torino. Tre punti in più valgono la salvezza. Come dice Zaia-Crozza: riflettiamoci su.