Hellas Verona di Gianluca Vighini , 30/10/2026 8:00

Vighini: "Il Verona si è ritrovato ma adesso viene il difficile"

Baroni, foto hellasverona it
Baroni, foto hellasverona it

C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi altra cosa la vittoria del Verona a Castellammare di Stabia. È quella di Sean Sogliano e Marco Baroni che si abbracciano alla fine della partita. Un abbraccio forte, liberatorio, quasi a voler scaricare tutta la tensione accumulata in queste settimane terribili. È l’immagine più bella della serata. E forse è anche quella più importante per capire da dove dovrà ripartire il Verona.

Perché attraverso quell’abbraccio passa una buona parte del destino di questa squadra. Attraverso l’unità di intenti tra chi l’ha costruita e chi la deve guidare, attraverso la capacità di mettere da parte le convinzioni personali per inseguire un obiettivo comune. Il Verona ha bisogno di questo. Di compattezza, di buon senso, di uomini che remano tutti dalla stessa parte. Soprattutto adesso che il mare si è fatto improvvisamente agitato.

Il Verona si è ritrovato proprio nella serata più difficile. Ci arrivava dopo settimane complicatissime, con i risultati che non arrivavano, le certezze che si sgretolavano e un’incredibile serie di infortuni che aveva finito per ridurre all’osso le possibilità di scelta dell’allenatore. Una squadra ferita, psicologicamente fragile, accompagnata da dubbi sempre più pesanti. E proprio quando sembrava che tutto potesse precipitare, è arrivata una risposta.

Non è stata una vittoria scintillante. E per fortuna, verrebbe da dire. Perché forse il Verona aveva bisogno proprio di una partita così. Sporca, sofferta, combattuta, conquistata con i denti. Una di quelle partite che in serie B valgono molto più dei tre punti che portano in classifica.

Finalmente si è vista una squadra che ha capito dove si trova. Che ha compreso che questo campionato non si può affrontare soltanto pensando di essere più forti degli altri. Che non bastano i nomi, il blasone, le ambizioni dichiarate in estate. In serie B bisogna correre, soffrire, sacrificarsi, accettare anche di giocare male, se necessario. Bisogna mettere una gamba dove fa male, vincere i contrasti, difendere tutti insieme. E soprattutto bisogna avere l’umiltà di capire che nessuno ti regala niente.

È una lezione che il Verona sembrava aver dimenticato. A Castellammare, finalmente, ha dimostrato di averla imparata.

E poi c’è Baroni. Al quale vanno riconosciuti i meriti esattamente come gli sono state attribuite le responsabilità nelle settimane precedenti. Perché stavolta l’allenatore ha fatto le cose giuste. Ha scelto la logica, il pragmatismo, il realismo. Ha messo da parte quel progetto tattico che appariva sempre più ambizioso rispetto alle caratteristiche dei giocatori a disposizione e ha costruito una squadra più semplice, più concreta, più adatta alla battaglia.

Non è una sconfitta delle sue idee. È, semmai, una vittoria dell’intelligenza. Un bravo allenatore non è quello che difende ostinatamente il proprio credo, ma quello che sa modificarlo quando si accorge che la realtà gli sta raccontando qualcosa di diverso.

E il Verona aveva bisogno proprio di questo: meno teoria e più sostanza.

La scelta delle due punte è stata la dimostrazione più evidente di questo cambiamento. Mosquera (o Ekuban o Sarr) e Mulattieri insieme non sono un azzardo, ma una soluzione che permette al Verona di sfruttare meglio il proprio patrimonio offensivo. Si completano, danno riferimenti, costringono le difese avversarie a preoccuparsi di due attaccanti veri. È una soluzione che appare naturale, quasi scontata. E proprio per questo viene da chiedersi perché ci sia voluto così tanto tempo per arrivarci.

Il recupero di Mulattieri è fondamentale. Non soltanto per il valore del giocatore, ma per quello che rappresenta nella costruzione di una squadra che vuole essere protagonista. Era francamente assurdo vedere un attaccante delle sue qualità relegato in panchina, quasi sacrificato sull’altare di un sistema di gioco che non riusciva a funzionare. Il Verona non può permettersi un lusso del genere. Baroni deve trovare il modo di far convivere i suoi giocatori migliori, non scegliere di volta in volta a quale rinunciare.

Naturalmente una vittoria non cancella tutto. Sarebbe un errore grave passare dalla depressione all’euforia, dalle critiche feroci ai proclami trionfalistici. Il Verona non è diventato improvvisamente una squadra perfetta. I problemi restano, gli infortuni pure, e il percorso per costruire un’identità solida è ancora lungo.

Ma qualcosa è successo. E sarebbe altrettanto sbagliato non accorgersene.

Si è visto uno spirito diverso. Si è vista la disponibilità a soffrire insieme. Si è visto un allenatore capace di correggere la rotta. Si è vista una squadra che, forse per la prima volta con questa chiarezza, ha anteposto il risultato all’estetica, la concretezza alle intenzioni.

Adesso sarebbe inutile mettersi a fare calcoli, immaginare rimonte, guardare la classifica e chiedersi fin dove potrà arrivare il Verona. Non è questo il momento. I campionati non si vincono e non si perdono alla fine di ottobre, ma possono prendere una direzione precisa proprio in serate come quella di Castellammare.

La verità è che la prossima partita con la Carrarese sarà ancora più importante della vittoria contro la Juve Stabia.Perché vincere quando sei con le spalle al muro è una grande risposta emotiva. Ripetersi quando la pressione si è un po’ allentata è invece una prova di maturità. Sarà lì che capiremo se il Verona ha davvero cambiato pelle oppure se quella di Castellammare è stata soltanto una splendida parentesi.

Non servirà necessariamente un’altra impresa. Serviranno continuità, umiltà, equilibrio. Servirà confermare le scelte fatte, senza ricadere nella tentazione di complicare quello che finalmente è diventato semplice.

E servirà soprattutto conservare lo spirito di quell’abbraccio tra Sogliano e Baroni. Perché il Verona può anche avere tanti problemi, può perdere giocatori importanti, può attraversare momenti di difficoltà. Ma non può permettersi di perdere la propria unità.

A Castellammare non è nato un Verona invincibile. È ricomparso, finalmente, un Verona riconoscibile.

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