Hellas Verona di Redazione , 23/10/2026 13:24

Pisa-Verona: i conti non tornano

Mosquera, foto facebook da hellasveronafc
Mosquera, foto facebook da hellasveronafc

Due squadre che segnano molto, che costruiscono occasioni, che amano attaccare. Eppure, dopo sette giornate, tra Verona e Pisa ci sono già cinque punti di differenza. È questa la prima, grande contraddizione che accompagna la sfida del Bentegodi. Perché se si guarda alla produzione offensiva, le due formazioni sembrano quasi gemelle: 14 reti segnate a testa, secondo miglior attacco del campionato alle spalle del Palermo. Ma se si osserva la classifica, la fotografia cambia completamente. Il Pisa di Paolo Bianco è quarto con 13 punti, il Verona di Marco Baroni naviga all'undicesimo posto con appena 8.

La spiegazione va cercata soprattutto negli equilibri. Il Verona ha già incassato 12 gol, praticamente due a partita, e ha trasformato troppe prestazioni offensive positive in risultati deludenti. Il Pisa, invece, ha trovato una maggiore continuità, soprattutto lontano da casa, dove non ha ancora perso e ha subito appena due reti. Un dato che deve far riflettere Baroni, perché domenica al Bentegodi arriverà una squadra che sa sfruttare gli spazi e che finora ha dimostrato di avere una notevole personalità in trasferta.

Il Verona, però, può aggrapparsi a un altro dato particolarmente significativo: nessuno in serie B ha segnato quanto i gialloblù davanti al proprio pubblico. Dieci dei quattordici gol complessivi sono arrivati al Bentegodi. Un rendimento offensivo eccellente, che rende ancora più difficile da spiegare una classifica così anonima.

C'è poi il fattore Mosquera. Il colombiano è diventato il simbolo di questo Verona, ma anche la dimostrazione più evidente delle sue contraddizioni. Sei reti, tre doppiette, il primo posto nella classifica cannonieri condiviso con Cristian Shpendi. Numeri straordinari, che tuttavia non sono bastati a trascinare la squadra nelle zone alte della classifica. Il Verona ha trovato un centravanti capace di fare la differenza, ma non ha ancora trovato una struttura collettiva sufficientemente solida per trasformare i suoi gol in punti.

E qui si arriva a uno dei temi centrali della gestione Baroni. Il Verona ha segnato in tutte e sette le partite disputate, un primato condiviso con Palermo e Avellino. Ha realizzato cinque reti con i giocatori subentrati, più di quasi tutte le altre squadre. Ha rimontato per cinque volte una situazione di svantaggio, altro record del campionato. Eppure continua a lasciare per strada occasioni e punti. Una squadra che deve continuamente rimontare è una squadra che possiede carattere, ma anche una squadra che troppo spesso sbaglia l'approccio o perde l'equilibrio.

Ancora più sorprendente è un'altra statistica: il Verona è la formazione che ha utilizzato il maggior numero di giocatori, ben 29 in sette giornate. Un'autentica girandola di uomini, confermata dai 19 calciatori diversi entrati dalla panchina e dai 20 sostituiti almeno una volta. Una continua ricerca di soluzioni che testimonia quanto Baroni non abbia ancora individuato un undici titolare stabile e un'identità definitiva.

Il Pisa, da questo punto di vista, presenta caratteristiche differenti. Paolo Bianco ha costruito una squadra capace di mandare in gol dieci giocatori diversi, primato condiviso con il Palermo. Pittarello, Tramoni, Moreo e Calabresi hanno segnato due reti ciascuno, mentre altri sei calciatori hanno trovato almeno una volta la porta. Il pericolo, dunque, non arriva da un solo uomo, ma da un'intera organizzazione offensiva. Particolarmente temibili anche le situazioni da calcio piazzato: quattro reti sono arrivate da calcio d'angolo, più di qualsiasi altra squadra del campionato.

E proprio i corner rappresentano un curioso punto di contatto tra le due formazioni. Verona e Pisa hanno battuto entrambi 45 calci d'angolo, più di tutte le altre squadre. I gialloblù, però, detengono anche il primato opposto, avendone concessi appena 18 agli avversari. Una statistica che conferma la capacità della squadra di Baroni di occupare la metà campo avversaria, pur senza riuscire sempre a controllare le partite.

C'è anche la storia a rendere suggestivo questo confronto. Verona e Pisa si sono affrontate 54 volte secondo i dati raccolti, con un bilancio che vede i nerazzurri avanti per 23 vittorie a 13, mentre 18 incontri sono terminati in parità. L'ultimo successo gialloblù risale addirittura al 7 maggio 1989, quando un gol di Pacione regalò al Verona la vittoria per 1-0. Un ricordo lontanissimo, appartenente a un'altra epoca calcistica.

Tra gli ex spicca Antonio Caracciolo, oggi punto di riferimento del Pisa dopo aver vestito la maglia gialloblù per 80 partite, segnando quattro reti. Sul fronte opposto c'è Simone Perilli, che ha giocato proprio con i nerazzurri tra il 2019 e il 2021.

Anche la statistica legata all'ottava giornata propone un motivo di riflessione. Nelle ultime stagioni il Verona ha spesso faticato in questo turno di campionato: l'ultimo successo all'ottava giornata risale alla stagione 2017/18, quando i gialloblù superarono il Benevento per 1-0. Un piccolo tabù che la squadra di Baroni è chiamata a interrompere.

Ad arbitrare sarà Niccolò Turrini della sezione di Firenze, alla prima direzione in carriera sia con il Verona sia con il Pisa. Nei suoi 16 precedenti in serie B ha registrato otto pareggi, sei vittorie casalinghe e appena due successi esterni.

Ma al di là delle statistiche, la partita di domenica ha un significato che va ben oltre i tre punti. Il Verona ha bisogno di dimostrare di essere qualcosa di più di una squadra spettacolare e imprevedibile. I gol ci sono, le individualità offensive anche, la capacità di reagire alle difficoltà non manca. Quello che ancora non si vede è la continuità di una formazione costruita per stare nelle posizioni importanti della classifica.

Il Pisa, retrocesso dalla serie A e già ripartito con ambizioni importanti, rappresenta un esame significativo. Batterlo vorrebbe dire ridurre a due punti il distacco e rilanciare le ambizioni gialloblù. Perdere significherebbe scivolare a otto lunghezze dai nerazzurri dopo appena otto giornate.