Mosquera-Mulattieri: Baroni deve trovare il coraggio di osare

Il colombiano continua a segnare e il tecnico non vuole rinunciarci. Ma Samuele Mulattieri non può diventare una semplice alternativa e anche Ekuban aspetta spazio. L'abbondanza offensiva è una ricchezza che il Verona deve imparare a sfruttare.
Il problema di Marco Baroni, paradossalmente, è diventato l'abbondanza. In un Verona che continua a cercare equilibrio, identità e continuità, c'è un reparto che sembra avere molte più risorse di quelle che l'allenatore riesce attualmente a utilizzare: l'attacco. Daniel Mosquera segna a ripetizione, Samuele Mulattieri aspetta di riconquistare un posto da protagonista, Caleb Ekuban fatica a trovare spazio. Tre attaccanti importanti, tre possibili risorse per una squadra che, nonostante le difficoltà di questo avvio di campionato, ha segnato appena due reti in meno del Palermo.
Eppure, almeno per il momento, Baroni sembra aver chiuso la porta alla possibilità di vedere Mulattieri e Mosquera insieme.
Dopo la partita con il Catanzaro, l'allenatore è stato piuttosto esplicito. Finché Mosquera continuerà a segnare con questa frequenza, sarà difficile pensare di toglierlo dalla formazione. Un ragionamento comprensibile, quasi inattaccabile. Il colombiano è l'uomo del momento, il riferimento offensivo del Verona, l'attaccante che sta trasformando in gol buona parte delle occasioni che gli capitano. Rinunciare a lui sarebbe francamente incomprensibile.
Ma il punto è proprio questo: perché la presenza di Mosquera dovrebbe necessariamente comportare l'esclusione di Mulattieri?
Baroni considera l'ex Sassuolo un centravanti, un giocatore che deve occupare la zona centrale dell'attacco. Ed è proprio questa interpretazione tattica che sembra rappresentare l'ostacolo principale a una loro possibile convivenza. Nella visione attuale dell'allenatore, i due sono sostanzialmente alternativi. Se gioca Mosquera, Mulattieri aspetta. E siccome Mosquera continua a segnare, l'attesa rischia di diventare sempre più lunga.
È una scelta legittima, naturalmente. Ma anche discutibile.
Perché un allenatore deve certamente valorizzare i giocatori che attraversano un momento di grande forma, ma dovrebbe anche cercare soluzioni per far convivere i migliori elementi della propria rosa. Soprattutto quando la squadra ha bisogno di aumentare il proprio peso offensivo e di trovare nuove strade per mettere in difficoltà gli avversari.
Mulattieri non è un attaccante qualsiasi. Ha qualità, movimento, capacità di attaccare la profondità e di dialogare con i compagni. Caratteristiche che, almeno sulla carta, potrebbero anche integrarsi con quelle di Mosquera, centravanti fisico, potente, particolarmente efficace negli ultimi metri. Non è affatto scontato che i due siano incompatibili. Anzi, sarebbe interessante capire se una loro convivenza possa offrire al Verona soluzioni diverse rispetto a quelle viste finora.
Naturalmente servirebbe un lavoro tattico specifico, probabilmente qualche adattamento negli equilibri della squadra. Ma è proprio questo il compito di un allenatore: non soltanto scegliere undici titolari all'interno di uno schema prestabilito, ma anche modificare lo schema per valorizzare le caratteristiche dei giocatori a disposizione.
E il discorso non riguarda soltanto Mulattieri. Anche Ekuban, almeno per il momento, sembra destinato a un ruolo marginale. Un altro attaccante che potrebbe garantire esperienza, fisicità e soluzioni differenti, ma che fatica a ritagliarsi uno spazio significativo.
Il rischio è che l'abbondanza, anziché trasformarsi in una risorsa, diventi un limite. Che la straordinaria efficacia realizzativa di Mosquera finisca involontariamente per penalizzare gli altri attaccanti, riducendo le possibilità offensive di una squadra che avrebbe invece bisogno di sfruttarle tutte.
C'è poi un dato che merita una riflessione. Il Verona ha segnato soltanto due gol meno del Palermo, una delle formazioni più attrezzate del campionato. Significa che, pur tra tante difficoltà, la squadra gialloblù possiede un potenziale offensivo importante. Un patrimonio che dovrebbe rappresentare il punto di partenza su cui costruire qualcosa di diverso, non un problema da gestire attraverso continue esclusioni.
Nessuno pretende che Baroni stravolga improvvisamente la squadra o rinunci agli equilibri che sta faticosamente cercando. Ma sarebbe riduttivo considerare chiusa la questione soltanto perché Mulattieri e Mosquera vengono entrambi etichettati come centravanti. Il calcio moderno offre numerose possibilità di convivenza tra due attaccanti centrali, a patto di trovare i giusti movimenti, le corrette distanze e un'organizzazione in grado di sostenerli.
La sensazione, invece, è che Baroni per ora preferisca non percorrere questa strada. Una scelta prudente che rischia però di diventare eccessivamente conservativa, soprattutto per un allenatore al quale si chiede di dare un'identità precisa a una squadra costruita con caratteristiche offensive importanti.
Mosquera, con i suoi gol, si è conquistato il diritto di essere intoccabile. Ma questo non dovrebbe significare che Mulattieri debba rassegnarsi alla panchina, né che Ekuban debba restare ai margini.
Il vero salto di qualità del Verona potrebbe passare proprio dalla capacità di trasformare questa concorrenza in complementarità. Baroni ha il merito di aver trovato in Mosquera un formidabile terminale offensivo. Adesso, però, deve dimostrare di saper andare oltre, cercando una soluzione che permetta alla squadra di sfruttare tutto il talento che ha a disposizione.
Perché avere tanti attaccanti forti non può essere considerato un problema. Semmai è un'opportunità. E lasciarla sistematicamente in panchina rischia di diventare un'occasione sprecata.

