Mulattieri, prima punta per vocazione: ma con Mosquera può cambiare tutto

Samuele Mulattieri non ha dubbi: si considera una prima punta. Lo ha detto chiaramente nella sua presentazione a Verona, ricordando come il passaggio al ruolo di centravanti sia nato ai tempi del Volendam, nel 4-3-3 di Wim Jonk, e come da allora abbia giocato prevalentemente da attaccante centrale.
Il punto, però, non è tanto stabilire se Mulattieri sia o meno una prima punta. Lo è. La questione interessante riguarda piuttosto quale sia la posizione nella quale può esprimere meglio le sue caratteristiche.
Mulattieri non è il classico centravanti di peso che vive soprattutto di duelli spalle alla porta. È un attaccante che dà il meglio quando può muoversi, attaccare la profondità, venire incontro e combinare con i compagni. La sua esperienza al Volendam lo ha formato proprio come attaccante centrale, ma senza trasformarlo in un riferimento statico dell'area. Anche il percorso successivo, tra Frosinone, Sassuolo e Deportivo La Coruña, racconta di una punta abituata a muoversi molto sul fronte offensivo.
Ed è qui che entra in gioco Mosquera. Il 4-2-3-1 di Baroni nasce per avere un solo riferimento centrale, con tre giocatori alle sue spalle. Finora Mulattieri è stato utilizzato proprio così, come punta del sistema: una scelta coerente con il ruolo che lui stesso rivendica. Ma il ritorno di Mosquera apre un'altra possibilità: trasformare, almeno in alcune fasi della partita, il 4-2-3-1 in qualcosa di più vicino a un 4-4-2, oppure utilizzare uno dei due attaccanti qualche metro più indietro.
Sulla carta, potrebbe essere proprio Mulattieri ad arretrare. Non perché sia necessariamente una seconda punta pura, ma perché le sue caratteristiche sembrano compatibili con un ruolo più mobile: partire accanto a Mosquera, allontanarsi dalla linea dei centrali, ricevere tra le linee e poi attaccare lo spazio. Mosquera potrebbe rappresentare il riferimento più fisico e verticale, Mulattieri quello più associativo e dinamico.
Non è un caso che, dopo il derby con il Vicenza, sia tornata con forza l'ipotesi di un Verona con due centravanti. Il ritorno di Mosquera ed Ekuban aumenta le alternative offensive a disposizione di Baroni e rende meno obbligatoria la scelta di una sola punta centrale. La vera domanda, dunque, non è se Mulattieri debba smettere di essere una prima punta. Può continuare a esserlo anche giocando qualche metro più indietro. Nel calcio moderno, del resto, il confine tra prima e seconda punta è spesso più funzionale che nominale.
Il possibile tandem con Mosquera avrebbe un'altra conseguenza: permetterebbe a Mulattieri di non trovarsi sistematicamente isolato contro due centrali. Una situazione che, almeno in alcune partite, ne ha limitato la pericolosità. Il riferimento centrale unico può essere utile per dare ordine al 4-2-3-1, ma se la squadra fatica a servirlo con continuità rischia di trasformarsi in una gabbia.
Baroni ha quindi una soluzione interessante tra le mani. Può continuare con Mulattieri centravanti e Mosquera come alternativa, oppure provare a far convivere i due, chiedendo a Mulattieri di interpretare una prima/seconda punta molto mobile. Per caratteristiche, più che per etichetta, potrebbe essere questa la chiave. Mulattieri si sente una prima punta. E probabilmente continuerà a esserlo. Ma non è detto che, per giocare al meglio, debba stare sempre e soltanto sulla stessa "mattonella".

