Derby senza tifosi del Vicenza: così si uccide il calcio

Salvo clamorosi ripensamenti, Verona-Vicenza si giocherà senza i tifosi biancorossi. Le indiscrezioni raccolte in queste ore confermano infatti che la trasferta sarà vietata ai sostenitori del Vicenza. Il provvedimento dovrebbe diventare ufficiale mercoledì mattina. E sui social è già scoppiata la rabbia, da una parte e dall’altra.
Diciamolo subito: sarebbe una sconfitta.
Una sconfitta per il calcio, per le due città, per le due tifoserie e anche per chi dovrebbe garantire che una partita di pallone possa svolgersi regolarmente con i sostenitori di entrambe le squadre presenti sugli spalti.
Verona-Vicenza non è una partita qualsiasi. È il derby. Quello vero, quello storico, quello che manca da anni. Una rivalità feroce, sentitissima, fatta di sfottò, cori, bandiere, ricordi e inevitabili provocazioni. Proprio per questo aveva un senso aspettarlo con il Bentegodi pieno e con il settore ospiti colorato di biancorosso.
Invece la strada scelta sembra essere ancora una volta quella più semplice: vietare.
Naturalmente nessuno può ignorare i rischi di ordine pubblico. Nessuno vuole incidenti, scontri o violenze. E nessuno può pensare che il calcio debba diventare il pretesto per regolare conti lontano dal campo.
Ma c’è una domanda che ormai va posta: se per garantire la sicurezza di una partita la soluzione diventa impedire a migliaia di persone di assistervi, non stiamo forse certificando un fallimento?
Il paradosso è ancora più evidente perché proprio nelle ore precedenti i sindaci di Verona e Vicenza, Damiano Tommasi e Giacomo Possamai, avevano lanciato un appello di segno completamente opposto. Avevano chiesto che il derby potesse essere vissuto sugli spalti da entrambe le tifoserie, trasformando una rivalità storica in una dimostrazione di civiltà e passione.
Un messaggio di buon senso.
Che, a quanto pare, non sarà ascoltato.
La notizia del probabile divieto ha immediatamente acceso i social. Tifosi veronesi e vicentini, sorprendentemente uniti almeno su questo punto, contestano una decisione che priverebbe il derby di una parte essenziale del suo spettacolo.
Perché un derby senza gli avversari sugli spalti è inevitabilmente un derby dimezzato.
Si dirà che vengono prima la sicurezza e l’ordine pubblico. Ed è naturalmente vero. Ma sicurezza non dovrebbe significare automaticamente proibizione. Altrimenti rischiamo di arrivare a un calcio nel quale le partite più belle, quelle più sentite e quelle con maggiore tradizione diventano proprio quelle nelle quali è più difficile andare allo stadio.
È un cortocircuito.
E c’è anche una questione di responsabilità individuale. Chi commette violenze deve essere identificato, perseguito e tenuto lontano dagli stadi. Senza sconti. Ma far pagare preventivamente migliaia di persone per ciò che qualcuno potrebbe fare significa scegliere una logica completamente diversa: non colpire chi sbaglia, ma impedire a tutti di esserci.
Verona-Vicenza tornerà domenica al Bentegodi dopo anni di attesa.
Avrebbe potuto essere uno spettacolo di colori, cori e rivalità. Avrebbe potuto rappresentare esattamente ciò che avevano auspicato i due sindaci: dimostrare che si può essere rivali senza essere nemici.
Salvo sorprese dell’ultima ora, non sarà così.
Mercoledì mattina dovrebbe arrivare l’ufficialità del divieto. E sarà difficile considerarla una vittoria per qualcuno.

