Hellas Verona di Gianluca Vighini , 27/05/2026 13:15

VIGHINI | Non è santo ma è l'unica speranza che abbiamo per il Verona

Sean Sogliano
Sean Sogliano

Dopo tre miracoli avevamo pensato fosse in odore di santità. Ma questa stagione ci ha invece restituito un Sogliano più umano. Anche lui, come tutti, può sbagliare. E ha sbagliato. Valutazioni, uomini, gestione. Succede. Soprattutto quando estremizzi il livello del rischio. Sean se n'è presi troppi (di rischi) probabilmente. Lo ha fatto nel tentativo di elevare il livello della squadra, spendendo poco, il minimo indispensabile e producendo la solita valanga di plusvalenze che non sono un vezzo ma una necessità. Senza quelle plusvalenze, signore e signori, il Verona avrebbe da tempo chiuso baracca e burattini e probabilmente per vedere un po' di calcio a Verona dovremmo andare al Gavagnin Nocini da Gigi Fresco o recarci sugli spalti del Chievo (entrambe in serie D, ora). Lì probabilmente dovrebbero stare coloro che oggi criticano Sogliano, gli stessi che qualche anno fa incensavano Pecchia e Fusco. E che poi applaudivano a scena aperta Marroccu.

Sogliano non guadagna dalle plusvalenze. Nessuna clausola contrattuale come qualche avvoltoio ha insinuato da qualche parte. Solo il suo stipendio (buono, per carità) e tanta dedizione, una incredibile passione per questa piazza che gli attorciglia le budella. Fosse un razionale calcolatore, come qualcuno dei suoi predecessori, se ne sarebbe andato da tempo. Invece è rimasto qui a rischiare e a cercare di fare ancora miracoli. 

L'errore, sicuramente in buona fede, è aver puntato su giocatori senza carattere e problematici. Non aver costruito uno spogliatoio forte in un anno di rifondazione, alla fine di un ciclo. Serviva un gruppo e poi qualche scommessa. Invece il Verona era un gruppo di scommesse. Orban ha creato più casini che gol, ha litigato con tutti i compagni, si è preso a cazzotti con qualcuno di loro. La sua presenza è stata deleteria. L'uscita di scena è stata la penosa conclusione di questa avventura veronese. Sean sapeva di rischiare. Ma Orban era l'unica via per poter prendere un attaccante potenzialmente forte ad agosto in mancanza di investimenti della proprietà.

Montipò andava ceduto. Ma ad agosto quando arrivò l'allungamento del contratto del portiere erano tutti felici. Sogliano lo ha tenuto sperando che ritrovasse forma e motivazioni con il nuovo accordo e, ancora una volta, perché non c'erano soldi. Anche in questo caso ha sbagliato. Col senno di poi.

Ha cercato di tenere Dawidowicz al giusto ingaggio ma il polacco gli ha detto di no. Ha cercato di tenere Duda, ma Duda ha preferito i soldi degli arabi a quelli del Verona (che non erano pochi ma neanche tanti come quelli arabi). Ha preso Al Musrati. Curriculum da giocatore importante. Scostante, pigro e lupo solitario. Altro che leader. Un disastro nello spogliatoio, un disastro in campo. Forse l'errore più grande della stagione del ds.

Ha preso Sarr. Costato 3,5 milioni di euro dopo sconto del Lione. Un errore? Sarr era ritenuto un grande talento, anche lui però con pesanti limiti caratteriali e di personalità. Tre milioni e mezzo per una punta, va detto, è una cifra che spende una squadra media in serie B. La Juve ne ha spesi 46 per Openda che non ha segnato molto più di Sarr. 

Ha sbagliato anche i due spagnoli. Inadatti al calcio di sofferenza del Verona. Anche questo un errore. Sempre però con l'intenzione di alzare il livello della squadra.

Ha tenuto Zanetti dopo la miracolosa salvezza dell'anno prima. Qualcuno dice che ha sbagliato a confermarlo. Gli stessi che magari osannavano Nicola alla Cremonese… Lo ha difeso sino a quando ha ceduto alle pressioni della proprietà e probabilmente fino a quando non ha visto il tecnico prosciugato dalle energie nervose, in mezzo a problemi di ogni tipo, compresa una sfilza di infortuni su molti dei quali consiglierei a Sean di indagare bene perché hanno passato la misura. Forse ha sbagliato a dare la squadra a Sammarco, forse pensava di avere D'Aversa in mano, molto probabile si sia pentito di aver cacciato Zanetti e aver messo in difficoltà il giovane allenatore della Primavera. 

Tutto ciò ha prodotto la terribile stagione appena conclusa. Vissuta malissimo da Sogliano, una sofferenza che lo ha pervaso fino ad oggi. 

Cambiare oggi Sogliano non è un reato, ci mancherebbe. Ma già una volta abbiamo visto che cosa successe qui quando se ne andò. Gardini scappò ad aprile, Bigon era al limite del ridicolo, Mandorlini venne esonerato. E poi arrivarono Fusco e Pecchia… Servì Aglietti per salvare la scrivania di Tony D'Amico, che poi fu grande con Juric e se ne andò all'Atalanta (giustamente dal suo punto di vista) quando Maurizio Setti e Simona Gioè, la donna dei conti e oggi pare dg degli americani (aspettiamo l'organigramma ufficiale, solo perché TUTTI devono metterci la faccia e prendersi le giuste responsabilità), gli dissero che bisognava pesantemente ridimensionare. Poi vennero Marroccu, Cioffi, Bocchetti e quel disastro. Sogliano ha riparato quello scempio, ha continuato con i miracoli sia finanziari che tecnici con tre salvezze incredibili. Gli è andata male, anzi malissimo quest'anno. Ma paradossalmente l'unica buona notizia di questo 2026 orribile è che sarà ancora lui a dirigere il Verona dal punto di vista sportivo.