TOP E FLOP | L'Hellas ritrova il sorriso, arbitri sempre peggio

L’uomo più criticato del Milan è quello che ha deciso il derby. Scamacca, l’uomo dei gol pesanti. Da Cunha, magia per un sogno Champions. Segnali di Verona: a Bologna vittoria passando dal gioco, e aumenta la rabbia per il non-mercato della Presidio di gennaio. I baby dell’Inter senza i grandi non funzionano e deludono anche i big. Gasp, il ritorno a Genova è amaro: la Roma fuori casa sbaglia troppo. La Fiorentina sarebbe salva, ma solo per i demeriti altrui. I nostri top e flop della settimana.
TOP
ESTUPINAN. E’ la conferma che il calcio non vive di scienze esatte: l’uomo più criticato del Milan è quello che ha deciso il derby. Una giocata da ricordare in 20 e più presenze a fronte di intere partite da massacro mediatico; ma è una di quelle giocate che possono valere una stagione.
DA CUNHA. Regala i tre punti a Cagliari con una magia che vale il sogno Champions. Un segnale pesantissimo alle più quotate big in corsa: perché è una vittoria che arriva dopo una partita sporca, con Paz e Douvikas sottotono, esterni “normali” e qualche concessione dietro. Insomma, se il Como vince anche questo tipo di partite il sogno può diventare realtà.
SCAMACCA. Firma la rimonta in una bellissima partita (merito anche dell’Udinese) tenendo in corsa l’Atalanta per i primi quattro posti. Un periodo molto complesso per gli impegni di coppa che, scivolone di Sassuolo a parte, la squadra di Palladino sta superando con prestazioni di livello. E se a Bergamo dopo Retegui-Lookman ritrovano un’attaccante che segna (12 in stagione, 8 in campionato), tutto può succedere.
VERONA. Il segnale che aspettavamo da Sammarco e dalla squadra. A Bologna una vittoria non casuale ma meritata, passando per il gioco e per vecchi e nuovi protagonisti che hanno fatto vedere di avere qualcosa da dire. Da Orban, dentro tutte le cose migliori, a Bowie, funzionale per una squadra da salvezza, ad Akpa, cuore e polmoni del centrocampo, ad Edmunsson, scovato da Sogliano in Polonia, fino a Frese, Valentini, Suslov e persino Oyegoke, la cui utilità nel Verona era sconosciuta sino a questa partita.
VITINHA. Rivitalizzato da De Rossi, a cui ha portato in dono tutte e 4 le reti della stagione, è tornato ad essere un punto di riferimento dopo mesi di oblio. Il gol alla Roma è quello che toglie il Genoa per la prima volta dai bassifondi della classifica (30 punti, +6 dal terz’ultimo posto) e per questo vale tantissimo.
FLOP
ARBITRI. Il vero flop, oggi, del calcio italiano, vista l’ennesima giornata di ordinaria incompetenza. Dal Var che ignora il giudizio dell’arbitro, che valuta e lascia correre la spinta di Gagliardini a Dominguez, e induce Mucera all’errore sul gol annullato a Sarr. Al mancato rigore per l’Inter per il fallo di Ricci, con le regole che cambiano nuovamente in corsa (senza che nessuno l’abbia detto), all’episodio del gol annullato alla Cremonese a Lecce, per il ds Giacchetta anche: “derubata di un rigore”. Dove finiremo?
CHIVU. C’è un problema nelle partite che contano. Lo dicono le ultime tre sconfitte in campionato, i due derby e il match di Napoli dell’andata e la figuraccia col Bodo in Champions. Davanti i due baby non è che non si trovano, non si cercano proprio (una sola palla passata tra i due), segnale che l’Inter può rinunciare a uno tra Lautaro e Thuram, non ad entrambi. Ma poca personalità in queste gare anche dai big, in particolare DiMarco e Barella. Qualcosa su cui decisamente lavorare.
GASPERINI. Le assenze pesano per tutti, anche per le grandi, e incombeva l’ottavo di Europa League contro il Bologna. Però la Roma fuori casa continua ad alternare partite convincenti a gare dove invece va in difficoltà, va sotto e non riesce a recuperare. Quella di Marassi è la sesta sconfitta esterna che con le tre in casa fanno nove: tantine a questo punto del campionato per una squadra che ambisce ai primi quattro posti.
FIORENTINA. Oggi sarebbe salva, ma per demeriti altrui. Perchè la Cremonese nel 2026 ha fatto peggio del Verona e quindi gli è finita dietro. Ma lo 0-0 col Parma racconta di una Fiorentina che non riesce a metterne insieme due di fila. Che la vittoria di Como non è stata la svolta. Che Vanoli ha ancora tanti problemi da risolvere. E anche che l’effetto nuovi (Harrison, Salomon, Fabbian) non ha portato l’effetto sperato.
PUSCASIU. Il capo della Presidio Investors a maggior ragione dopo il successo di Bologna. La conferma che se a gennaio si usava il buon senso invece che il freddo calcolo dei conti e anziche avere la priorità di vendere Giovane si davano a Sogliano i mezzi per rinforzare la squadra dal primo giorno di mercato, anche questa già travagliatissima e sfigatissima stagione poteva girare in maniera diversa.

