FAEDDA | Dopo un anno di Presidio non c'è chiarezza, Verona merita rispetto

Dopo l’ennesima gara persa 2-3 al Bentegodi contro il Bologna, finalmente sarebbe corretto e leale nei confronti di tutto il popolo dell’Hellas, che qualcuno della società (il presidente esecutivo Italo Zanzi o chi per lui) enunci il VERO disegno o progetto che si cela nella Presidio Investors verso il Verona, acquistato dal fondo di Austin nel 2025.
Considerata la grave situazione di classifica in cui si trova la squadra di Zanetti (ultima a 13 punti), l’ora di dire le cose in chiaro è arrivata. BASTA chiacchiere e BASTA con i proclami avvincenti se alle parole non seguono i fatti. E in sostanza BASTA con le prese in giro. La piazza di Verona merita rispetto, come lo meritano tutti i tifosi gialloblù che in ogni gara incitano e soffrono per questi colori.
Anche perché al termine del mercato di gennaio mancano solo 2 settimane e fino a questo momento non si intravede un barlume di ipotetico RINFORZO SERIO per potenziare una rosa che ha varie falle in ogni reparto dell’organico.
Nell’estate 2025, Italo Zanzi, aveva dichiarato che il budget destinato alla campagna acquisti ERA UN’INFORMAZIONE RISERVATA.
Ci si chiede il motivo di questa risposta, parsa ai più di una riservatezza del tutto esagerata quanto inaspettata, come se si stesse parlando di discorsi relativi alla CIA o alla NASA. Si tratta invece di una semplice società di calcio, con i suoi obiettivi sportivi (certamente anche economici), ma che in primis, senza l’apporto di risorse finanziarie è improbabile che li raggiunga.
Successivamente è stato dichiarato che tutti i soldi che il Verona avrebbe ottenuto/guadagnato/raccolto con le proprie forze, sarebbero rimasti nel club. Ebbene, dall’inverno 2025 fino all’estate dello stesso anno, sono stati venduti i seguenti giocatori: Belahyane, Ghilardi, Coppola e Tchatchoua, da cui si è incassata una plusvalenza complessiva di circa 40 mln di euro (o poco più).
Ci si domanda dunque dove siano questi soldi e perché non siano stati REINVESTITI. E’ lecito chiedersi se in realtà i 40 mln siano invece i primi “RIENTRI DI CAPITALE” degli investitori della Presidio, che dall’investimento iniziale (si parlò di 130 mln di euro per l’acquisizione del Verona da Maurizio Setti), ora vogliano già riacquisire o riscuotere (il più in fretta possibile), parte della somma spesa dell’investimento stesso.
Non si spiegherebbe infatti in altra maniera, il loro attuale immobilismo sul mercato verso la squadra che invece andrebbe assolutamente rafforzata, ignorandone il rischio della retrocessione in Serie B, risultato che comporterebbe inevitabilmente a una svalutazione del capitale inizialmente investito.
A poco importano infatti altri (inutili) investimenti ornamentali come l’Hellas Garden. Par che si voglia soltanto abbellire l’esterno di una bottiglia, quando invece ciò che conta dovrebbe esserne il contenuto.
Atteggiamento incomprensibile, ma nemmeno tanto se si considera che abbiamo a che fare con investitori di un certo calibro, figure abituate al rischio, il quale dal loro punto di vista rientrerebbe nei giochi correrlo, avendo però magari, già un piano di riserva per attenuarne il più possibile gli effetti.
Grazie al gran lavoro del ds Sogliano, il “modus operandi” della società (come faceva il precedente presidente Maurizio Setti) è stato quello (finora) di far plusvalenze dal nulla: ingaggiare a basso costo giocatori semi-sconosciuti, valorizzarli e rivenderli a prezzi molto alti.
Un progetto calcistico serio però non si può realizzare in questa maniera. A meno che in realtà non ci sia nessun progetto calcistico, ma soltanto un mero intento di lucro (recuperando prima il denaro investito).
Si vanno a profilare così due scenari:
A) Il raggiungimento dell’obiettivo degli investitori: recupero del capitale investito con conseguente lucro e squadra sempre in Serie A di anno in anno (pur con tutte le sofferenze del caso);
B) Obiettivo non raggiunto, squadra in Serie B e conseguente scommessa persa.
Il come potrebbe attenuarsi per gli investitori l’inconveniente peggiore, indicativamente rimanda al “paracadute” che il Verona percepirebbe dalla retrocessione dalla A dalla B. Si parla infatti di 25 mln di euro che sommati ai 40 mln di euro delle vendite dei giocatori fin qui effettuate, porterebbero a 65 mln. Ricordando che il capitale investito è stato di 130 mln, il deficit per loro sarebbe esattamente della metà: 65 mln di euro circa.
Arrivati a questo punto le opzioni possono essere varie. Volutamente però se ne indicano soltanto due:
01) imparata la lezione gli investitori sarebbero chiamati a REINVESTIRE REALMENTE per tornare in Serie A e a starci con un progetto SERIO;
02) da scommessa persa, si proverà a vendere il Verona (comunque svalorizzato dalla retrocessione) così com’è, oppure prima, privandolo di ogni patrimonio sportivo vendendo i giocatori con un minimo di valore, pur di recuperare per quanto possibile il capitale perso. Il Verona a quel punto sarebbe un guscio vuoto… vuoto… ma con l’Hellas Garden…

