Hellas Verona di Gianluca Vighini , 12/01/2026 10:35

VIGHINI | Siamo tutti molto stanchi ma il passato ci insegna a non mollare mai

Italo Zanzi
Italo Zanzi

E' una gara a chi resiste di più. La salvezza del Verona passa attraverso questa resilienza, questa voglia di stare attaccati al carro, di non mollare, di non farsi prendere dalla delusione, dal pessimismo, dalla paura.

Il Verona ha questo dna: quello di non mollare mai, di non morire mai. Siamo sempre tornati, anche quando ci volevano morti e stavano officiando il funerale. Ma diciamocelo con onestà: siamo tutti molto stanchi di questa indicibile sofferenza, di non avere una prospettiva, una gioia, un sorriso. Non è possibile che chi frequenta il Bentegodi abbia visto il Verona vincere solo due volte in un anno solare. L'epica del "siamo duri a morire" fa fatica ad essere compresa. Quest'anno di più rispetto al passato. Perché questa è la quarta stagione di fila in cui l'unico divertimento è cospargere il sale sulle nostre ferite. Sofferenza, sofferenza, sofferenza, forse per una gioia finale. Forse. 

Ma è in questi momenti che non bisogna davvero mollare, farsi prendere dallo sconforto. La storia degli ultimi campionati ci deve insegnare che niente è compromesso e che bisogna avere la forza di crederci fino alla fine. 

A chi banalizza, va sempre ricordato che il Verona si sta giocando la permanenza per il settimo anno consecutivo in serie A, che rappresenta uno dei "filotti" più lunghi della nostra centenaria storia. Vanno ricordati i momenti terribili in cui sprofondammo in serie C, in cui veramente l'esistenza del club era messa in pericolo, in cui realmente non c'era un domani. Dicono che gli uomini hanno la capacità innata di dimenticare i dolori e le sofferenze per poter andare avanti, ma la memoria e la storia aiutano anche a razionalizzare il presente. La stanchezza, la delusione, l'amarezza sono altamente comprensibili, ma dobbiamo anche capire che questo è il nostro scudetto attuale, il nostro massimo obiettivo, il nostro sogno. Sempre per aiutarci a comprendere, guardiamoci un po' attorno e scopriremmo che alla fine c'è chi sta molto peggio di noi. Chiedete agli amici della Samp cos'è l'inferno, chiedete a chi era con noi in serie A due, tre stagioni fa e oggi si barcamena sui campetti della C, chiedete alle altre squadre del Veneto che da anni cercano di uscire dall'inferno, come si sta a perdere un play-off ai rigori o un derby con la squadretta del paese vicino...

Questo si chiama solamente realismo, capacità di analisi della situazione attuale, attaccamento alla realtà. Non c'entra nulla con un progetto generale tenuto in mano da proprietà deboli e speculative. Presidio in questo senso si sta rivelando anche peggiore del tanto criticato Setti. Il quale ammetteva di avere le pezze al culo e di non poter dare al Verona altra prospettiva che non la salvezza in serie A. Oggi, leggo di fumosi progetti "a lungo termine" che cozzano clamorosamente con la realtà dei fatti. Presidio da quando è arrivata ha tosato la pecora nè più nè meno che la precedente proprietà ma ha illuso qualcuno di poter alzare l'asticella. Molta delusione, a mio avviso, arriva anche da questa falsa narrazione. Non c'è nessun progetto a lungo termine, nessun investimento, navighiamo a vista. Come prima, peggio di prima. Per questo, salvarsi, sarà un grande miracolo anche quest'anno. E se solo per un attimo ce lo dimentichiamo e pensiamo che qualcosa ci sia dovuto o che sia facile lavorare in queste circostanze, siamo finiti. Prima ancora di combattere la battaglia.