VIGHINI | "Si può fare!". L'allenamento a porte aperte è (una) via per la salvezza

“Si può fare!”. Il comunicato del Verona di mercoledì pomeriggio assomigliava molto alla frase dello scienziato Frederick in Frankestein Junior. Allora si può fare. Un allenamento a porte aperte non è utopia. Quando si vuole, si può. E soprattutto quando c'è la necessità di “saldare” ancora di più la gente di Verona alla propria squadra.
Come in tutti i momenti di difficoltà, la “salvezza” del Verona non risiede nelle claudicanti proprietà che la dirigono, nè nella politica incapace di creare una regia città-imprenditori, nè tantomeno nell'indifferente imprenditoria veronese. E' il popolo, la gente, i butei, chiamateli come volete, che hanno salvato l'Hellas in tutti questi anni.
E' successo in passato, quando la gente scelse il Verona, affrontando la dura serie C, ai lustrini e alle paillets di chi in quel momento voleva sostituirsi all'originale tentando di falsificare il contenuto imitando simboli e colori. Quel momento era il punto più basso della storia gialloblù. Eppure i veronesi, la gran parte di loro almeno, scelsero di non abbandonare il Verona restando fedeli all'Idea, sebbene gli spettacoli fossero al limite della decenza e talvolta superassero anche quel limite.
Dopo quello, non c'è da avere paura di niente. Non può spaventare neanche un secondo l'affrontare il settimo anno consecutivo di serie A con l'obiettivo di portare a casa un'altra miracolosa salvezza. Solo chi non ha memoria delle traversie attraversate dal Verona in quegli anni, in cui la scomparsa della società è stata davvero ad un passo, può considerare il presente come il “momento peggiore della storia del Verona” (si legge anche questo sui social).
Questo non è il momento peggiore, è un momento di difficoltà, creato dall'eredità di una proprietà debole e dalle aspettative (finora tradite) di una proprietà nuova, inesperta e senza soldi.
Ma c'è una battaglia da condurre, anzi tante battaglie e l'esito finale non è affatto scontato, come può magari apparire oggi. Del resto: sono tre anni in cui il Verona parte con gli sfavori del pronostico, in cui una sfilza di menagrami celebrano anzitempo il funerale, tranne poi ricredersi a maggio/giugno, salendo magari bellamente sul carro come se nulla fosse.
Aprire le porte agli allenamenti è un messaggio, anche d'umiltà, l'ammettere le difficoltà attuali, un mercato debole, con la sfiga degli infortuni che ha dato una bella mazzata al morale: ragazzi abbiamo bisogno voi, non lasciateci soli. E la gente di Verona, come sempre, non li lascerà “soli”. Perché se c'è una cosa in cui qui siamo esperti sono le missioni folli. E questa lo è. “Si può fare”, lo diciamo da sempre in riva all'Adige.