Hellas Verona di Gianluca Vighini , 21/08/2025 7:53

VIGHINI | "Si può fare!". L'allenamento a porte aperte è (una) via per la salvezza

Una scena di Frankestein Junior
Una scena di Frankestein Junior

“Si può fare!”. Il comunicato del Verona di mercoledì pomeriggio assomigliava molto alla frase dello scienziato Frederick in Frankestein Junior. Allora si può fare. Un allenamento a porte aperte non è utopia. Quando si vuole, si può. E soprattutto quando c'è la necessità di “saldare” ancora di più la gente di Verona alla propria squadra.

Come in tutti i momenti di difficoltà, la “salvezza” del Verona non risiede nelle claudicanti proprietà che la dirigono, nè nella politica incapace di creare una regia città-imprenditori, nè tantomeno nell'indifferente imprenditoria veronese. E' il popolo, la gente, i butei, chiamateli come volete, che hanno salvato l'Hellas in tutti questi anni.

E' successo in passato, quando la gente scelse il Verona, affrontando la dura serie C, ai lustrini e alle paillets di chi in quel momento voleva sostituirsi all'originale tentando di falsificare il contenuto imitando simboli e colori. Quel momento era il punto più basso della storia gialloblù. Eppure i veronesi, la gran parte di loro almeno, scelsero di non abbandonare il Verona restando fedeli all'Idea, sebbene gli spettacoli fossero al limite della decenza e talvolta superassero anche quel limite.

Dopo quello, non c'è da avere paura di niente. Non può spaventare neanche un secondo l'affrontare il settimo anno consecutivo di serie A con l'obiettivo di portare a casa un'altra miracolosa salvezza. Solo chi non ha memoria delle traversie attraversate dal Verona in quegli anni, in cui la scomparsa della società è stata davvero ad un passo, può considerare il presente come il “momento peggiore della storia del Verona” (si legge anche questo sui social).

Questo non è il momento peggiore, è un momento di difficoltà, creato dall'eredità di una proprietà debole e dalle aspettative (finora tradite) di una proprietà nuova, inesperta e senza soldi.

Ma c'è una battaglia da condurre, anzi tante battaglie e l'esito finale non è affatto scontato, come può magari apparire oggi. Del resto: sono tre anni in cui il Verona parte con gli sfavori del pronostico, in cui una sfilza di menagrami celebrano anzitempo il funerale, tranne poi ricredersi a maggio/giugno, salendo magari bellamente sul carro come se nulla fosse.

Aprire le porte agli allenamenti è un messaggio, anche d'umiltà, l'ammettere le difficoltà attuali, un mercato debole, con la sfiga degli infortuni che ha dato una bella mazzata al morale: ragazzi abbiamo bisogno voi, non lasciateci soli. E la gente di Verona, come sempre, non li lascerà “soli”. Perché se c'è una cosa in cui qui siamo esperti sono le missioni folli. E questa lo è. “Si può fare”, lo diciamo da sempre in riva all'Adige.