La "realpolitik" di Cioffi è il vero salvagente del Verona

Non c’è niente da vergognarsi nè tantomeno da giustificarsi. Cioffi ha spiegato con chiarezza perché è stato costretto a cambiare modulo e come sono cambiate le sue/nostre aspettative. Il Verona è cambiato e come dicevo qualche settimana fa, prima ci dimentichiamo il Verona degli ultimi tre anni meglio è. Il mister non deve avere timore a spiegarci le cose come stanno. Più sarà onesto e realista più apprezzeremo i suoi sforzi. Lasci stare adesso ogni discorso di bel gioco e di piazzamento migliore rispetto alle ultime stagioni, soprattutto quella eccezionale e irripetibile che si è appena chiusa. . Meglio pensare solo alla salvezza che non sarà nè banale nè scontata da raggiungere. Altri proclami, promesse e cavolate del genere hanno creato sino ad oggi solo malumori e un’ondata di pessimismo persino eccessiva.
Giocare con le parole in una piazza come quella veronese ti avvicina in fretta al girone dei bugiardi. Marroccu magari non lo è, ma sicuramente è stato sprovveduto e avventato. La parola incedibile non esiste nel calcio di oggi, Marroccu come manager lo dovrebbe sapere, tantomeno esiste in casa del Verona. Setti ha sempre venduto, spesso poi si è magari pentito, sempre ha incassato. Ce ne siamo fatti una ragione in cambio di splendide stagioni in serie A. Non abbiamo mai fatto una colpa a Setti di non essere un emiro arabo, ma è insopportabile essere presi in giro. Juric e D’Amico hanno avuto il pregio di raccontarci sempre la verità. Juric ci diceva che non c’erano nemmeno i soldi per l’aereo, D’Amico piangeva il morto anche alla vigilia di gare epiche del Verona. Quell’atteggiamento, unito all’impegno che la squadra metteva in campo, ingaggiando battaglie campali ovunque, ha creato la fantastica alchimia di queste ultime tre stagioni.
Cioffi ci ha riportato sabato su questo pianeta. Fatto di concretezza e di realpolitik. Non c’è nulla di male e di sbagliato nel farlo, anzi se possiamo dare un suggerimento al mister, lo faccia ancora di più, senza titubanza, senza il timore di abbassare le aspettative della piazza. Da sempre, caro Gabriele, da queste parti la sofferenza non ci spaventa, sappiamo fare le nozze con i fichi secchi e apprezziamo l’impegno e la dedizione. Quello che non ci piace sono le false speranze e le mosse avventate che hanno rischiato di minare la solidità di uno spogliatoio che ha rischiato di lacerarsi dopo l’assurdo caso Lazovic.
E anche se in campo non andrà la scintillante squadra che abbiamo applaudito lo scorso anno, non importa. Qualcosa di buono, in fondo, si è visto anche con la Cremonese. Certo, senza Caprari e con Barak in partenza, il tasso tecnico è pari a zero, non c’è nessuno che salta l’uomo, palla lunga e pedalare, sperando che Lasagna non sia un sogno di una notte di mezza estate, che Ilic rimanga, che Tameze non si muova, che dietro si prenda qualche difensore affidabile e che la follia di toccare gli esterni sia tramontata definitivamente. Poi al resto ci deve pensare Cioffi. Senza fronzoli, con concretezza. Basta arrivare a quota 40, come al solito.

