Rischia di sparire il San Zeno, la squadra-vivaio che lanciò il sindaco Tommasi

Rischia di scomparire per sempre il San Zeno Calcio, storica società cittadina scaligera nata nel 1919 e celebre per essere stata il vivaio in cui è cresciuto l'attuale sindaco di Verona, Damiano Tommasi. Dal club granata è uscito anche un altro talento veronese, Alberto Faccini: entrambi condividono la particolarità di essere nati calcisticamente nella "busa" ai Bastioni e di aver conquistato, in seguito, uno scudetto con la maglia della Roma (Faccini nel 1983 e Tommasi nel 2001).
L'allarme sul possibile addio dello storico club e sul collasso del suo settore giovanile arriva dall'accorato appello di un genitore, Federico Varrazzo, papà di un atleta dell'Under 14. La sua lettera aperta, indirizzata a imprese, professionisti e istituzioni locali e pubblicata sul Corriere di Verona denuncia il pericolo di cancellare "un presidio educativo e sociale che accompagna la crescita dei ragazzi: se chiude un settore giovanile non perde solo una società, perde tutta la città".
A tratteggiare i dettagli di una crisi che riflette le difficoltà di tutto il calcio di base è il presidente del San Zeno, Luigi Buchi. Tra gli effetti della riforma dello sport — che ha abolito il vincolo sportivo riducendo le premialità per chi valorizza i giovani — la perdita dello sponsor storico e i costi di gestione dell'impianto di proprietà del Demanio (per il quale la società paga affitto e utenze a prezzo pieno), il vivaio è passato da oltre venti squadre di cinque anni fa all'unica formazione giovanile rimasta in attività.
La drammatica situazione rievoca inevitabilmente la memoria di Gianfranco Casale, lo storico e indimenticato "presidentissimo" del San Zeno scomparso qualche anno fa. Figura iconica del calcio dilettantistico veronese, ha guidato per decenni la società con uno stile familiare, ponendo sempre al centro della propria missione la funzione sociale del settore giovanile e la tutela dei colori granata nel cuore della città.

