Tezenis, Mane e Oliveri completano il roster: riflettori puntati sul gigante ex Fidenza

La Tezenis Verona ha completato il proprio roster per la stagione 2026/27 aggiungendo gli ultimi due tasselli italiani: i giovani Maodo Mane e Matteo Oliveri, entrambi classe 2007, due giovani prospetti sui quali la società gialloblù ha deciso di investire in ottica futura. Due giocatori profondamente diversi per caratteristiche e ruolo, ma accomunati dall'età e soprattutto dalla possibilità di crescere all'interno di un gruppo costruito per affrontare la nuova stagione.
Con i loro innesti, la Scaligera completa il proprio 6+6, con sei giocatori italiani/formati e sei stranieri. Il roster comprende così Oliveri, Poser, Loro, Ambrosin, Zampini e Mane nella componente italiana/formata, mentre il gruppo degli stranieri è composto dagli americani Samuels Jr., Massinburg, Tobey (con passaporto sloveno), Andrews, Brockington e il portoricano Meléndez.
Mane, il progetto più intrigante
Se Oliveri rappresenta un investimento sul reparto esterni, Maodo Mane è probabilmente il progetto più intrigante dell'intero pacchetto giovani.
Nato il 31 dicembre 2007 a Sakal, in Senegal, Mane è un centro di 213 centimetri per 97 chilogrammi, arrivato in Italia nell'estate 2022 grazie alla Fulgor Fidenza. A soli 18 anni ha già maturato esperienza nel basket senior, arrivando fino alla Serie B Nazionale. La Tezenis gli ha proposto un accordo pluriennale, con la possibilità di lavorare contemporaneamente con la prima squadra e con l'Under 19 Eccellenza.
Ed è proprio la combinazione tra età, dimensioni e atletismo a rendere Mane un prospetto particolarmente interessante.
I numeri dell'ultima stagione raccontano ancora un giocatore in fase di costruzione: in Serie B Nazionale con Fidenza ha disputato 34 partite, con 4,6 punti e 4,6 rimbalzi di media in 15,35 minuti, aggiungendo 0,2 assist. Il dato più interessante arriva però dalla sua presenza sotto canestro: 1,79 rimbalzi offensivi e 2,79 difensivi di media, per un totale di 4,58 rimbalzi a partita.
Il tiro da due rappresenta invece una delle aree sulle quali dovrà lavorare maggiormente: Mane ha chiuso la stagione con 2,38 canestri realizzati su 3,94 tentativi da due, pari al 60%. Dall'arco ha avuto un impatto praticamente nullo, con 1/4 da tre nell'intera stagione, il 25%, mentre dalla lunetta ha tirato con il 46%, realizzando 37 liberi su 80 tentativi. Numeri che descrivono bene il giocatore che Verona si porta in casa: un centro ancora acerbo tecnicamente, ma già capace di incidere fisicamente.
Il fisico c'è. Ora bisogna costruire il giocatore
Mane è uno di quei giocatori che, entrando in palestra, si nota immediatamente. A 18 anni, con due metri e 13 centimetri di altezza e una struttura fisica già importante, possiede doti atletiche di livello assoluto per la sua età. È un lungo che può correre il campo, occupare spazio, attaccare il ferro, andare a rimbalzo e mettere pressione fisica agli avversari. La sensazione è che il suo potenziale sia molto più alto dei numeri prodotti finora.
Il rovescio della medaglia è altrettanto evidente: tecnicamente Mane deve ancora fare tanta strada. Il gioco in post, la qualità dei movimenti spalle a canestro, la capacità di leggere le situazioni offensive, la gestione dei contatti e soprattutto la continuità al tiro sono aspetti sui quali dovrà lavorare quotidianamente. Anche dalla lunetta il 46% dell'ultima stagione è un indicatore chiaro di quanto ci sia ancora da costruire. E lo stesso vale per il tiro dalla media e dalla lunga distanza: oggi Mane non può ancora essere considerato un lungo capace di allargare stabilmente il campo. Il suo valore, almeno nell'immediato, sarà soprattutto vicino al ferro.
Difensivamente può sfruttare la combinazione tra altezza, apertura di braccia e atletismo per diventare un fattore come intimidatore e rimbalzista. Offensivamente, invece, dovrà imparare a trasformare la superiorità fisica in vantaggi concreti, evitando di affidarsi esclusivamente alla potenza. È proprio questo il grande lavoro che attende lo staff di Alessandro Ramagli. La Tezenis non sembra aver preso Mane per chiedergli oggi numeri da protagonista. Lo ha preso perché vede in lui un giocatore che potrebbe diventarlo domani.
Una crescita già evidente
Il percorso di Mane, del resto, sta procedendo nella direzione giusta. Nel 2024/25, al primo campionato di Serie B Nazionale, aveva chiuso con 3,77 punti e 3,94 rimbalzi di media in 34 gare, giocando 13,82 minuti. Un anno più tardi è salito a 4,59 punti e 4,58 rimbalzi, con un impiego medio superiore ai 15 minuti.
La progressione non è clamorosa sul piano realizzativo, ma è significativa considerando età e livello del campionato.
E ci sono anche lampi che fanno capire perché Verona abbia deciso di puntare su di lui. Nei playoff di Serie B 2025/26, Mane ha avuto alcune prestazioni importanti, arrivando a 13 punti e 13 rimbalzi in gara 3 contro Ravenna, mentre nella serie contro Ferrara ha prodotto anche una partita da 9 rimbalzi. Non è ancora un giocatore pronto, insomma. Ma è un giocatore che può diventare qualcosa di molto interessante.
Oliveri, energia e atletismo sul perimetro
Diverso il discorso per Matteo Oliveri, guardia di 191 centimetri nata a Borgomanero il 17 maggio 2007. Oliveri arriva dal College Basket Borgomanero, una delle realtà più produttive del panorama giovanile italiano (Loro è cresciuto qui). Nell'ultima stagione ha giocato sia in Under 19 Eccellenza sia in Serie B Interregionale.
I numeri raccontano una crescita importante: 11,5 punti di media in Under 19 Eccellenza, con un massimo stagionale di 33 punti, e 9 punti di media in Serie B Interregionale, dove ha raggiunto un high di 21 punti. In B Interregionale ha chiuso con 197 punti in 22 presenze, mentre la stagione precedente, sempre con Borgomanero, aveva prodotto appena 0,8 punti in 15 partite. Il salto è quindi evidente.
La sua caratteristica principale è quella di essere una guardia moderna e dinamica, capace di giocare sugli esterni ma anche di mettere pressione alla difesa grazie all'atletismo. Oliveri arriva inoltre a Verona dopo un'estate particolarmente significativa: dal 15 al 19 luglio ha partecipato agli NBA Academy Games di Atlanta, ulteriore vetrina internazionale per un ragazzo che sta cercando di accelerare il proprio percorso verso il basket professionistico.
Due scommesse, due percorsi diversi
Mane e Oliveri rappresentano dunque due facce della stessa scelta societaria. Oliveri è un esterno da sviluppare, con energia, atletismo e capacità di giocare su entrambi i lati del campo. Dovrà soprattutto adattarsi alla velocità, alla fisicità e alla pressione del massimo campionato.
Mane, invece, è una vera e propria scommessa sul lungo periodo. Il centro senegalese ha caratteristiche che non si possono insegnare facilmente: 213 centimetri, struttura fisica, mobilità e un potenziale atletico di primissimo livello. Quello che dovrà imparare è tutto il resto. Mani, tecnica, letture, tempi, uso del corpo, continuità, tiro e comprensione del gioco. Ed è proprio qui che si trova il fascino del progetto. Perché se riuscirà a trasformare quelle straordinarie qualità fisiche in un bagaglio tecnico adeguato al livello professionistico, Mane potrebbe diventare molto più del semplice dodicesimo uomo di una squadra di Serie A.
La Tezenis, oggi, non compra un giocatore fatto. Compra il potenziale di un ragazzo di 18 anni alto 213 centimetri. E tra tutti i giovani del nuovo roster gialloblù, è probabilmente quello con il margine di crescita più affascinante.

