Basket di Redazione , 22/08/2026 13:00

Federico Zampini, il play che ha riportato Verona in Serie A: ora una nuova sfida da capitano

Zampini e Ramagli
Zampini e Ramagli a Pinzolo

Dalle difficoltà degli infortuni alla consacrazione in A2, passando per la prima esperienza in Serie A con Cremona. Federico Zampini, nuovo capitano della Tezenis, arriva alla nuova stagione con un bagaglio tecnico e mentale diverso: non più soltanto play-guardia, ma un vero playmaker di riferimento. E con la possibilità, tutt'altro che secondaria, di giocare insieme ad Andrews.

Ci sono giocatori che raccontano una stagione attraverso la continuità e altri che la raccontano attraverso i momenti decisivi. Federico Zampini appartiene alla seconda categoria, anche se la sua crescita racconta in realtà entrambe le cose.

Il classe 1999, 191 centimetri, è stato uno dei principali artefici della promozione della Tezenis Verona in Serie A. Una stagione nella quale ha progressivamente assunto il ruolo di leader tecnico, fino a diventare l'MVP della finale playoff contro Rimini. I numeri della regular season parlano di circa 12 punti, 4 rimbalzi e 4,1 assist di media in 33 presenze, cifre ulteriormente cresciute nei playoff, dove Verona ha trovato il suo Zampini più importante: 16,6 punti, 4,9 rimbalzi e 4 assist a partita secondo i dati diffusi dalla società al momento della conferma.

E poi c'è la finale. Gara 1 da 21 punti, 6 rimbalzi e 7 assist, gara 2 da 30 punti, con 16 segnati nell'ultimo quarto. In gara 4, quella della promozione al Flaminio, 11 punti e soprattutto le due triple (una benedetta dal tabellone) che hanno spezzato definitivamente l'equilibrio nel finale. Non è un dettaglio: è esattamente il tipo di situazione nella quale si misura il peso specifico di un giocatore.

La traiettoria: A2, Forlì, Cremona e ritorno

La carriera di Zampini non è stata una salita lineare. Dopo Roseto e Ferrara, il perugino ha trovato continuità in A2, passando da Cento e soprattutto da Forlì. Nel 2020-21 con Ferrara ha prodotto 7,6 punti, 4 rimbalzi e 2 assist in 21,8 minuti, tirando con il 48,6% dal campo, il 38,1% da tre e il 62,1% ai liberi. Nel 2021-22 i numeri sono stati 7,1 punti, 2,5 rimbalzi e 2,3 assist, con il 30% da tre. A Cento, nel 2022-23, la produzione è salita a 11,1 punti, 3,7 rimbalzi e 2,5 assist, seppur in sole 11 partite. Poi qualche infortunio di troppo.

La vera svolta è arrivata a Forlì nel 2023-24. In regular season Zampini ha chiuso con 10,6 punti, 4 rimbalzi e 3,3 assist, il 45,7% dal campo, il 29,5% da tre e il 71,4% ai liberi. Nei playoff ha cambiato marcia: 14 punti, 4 rimbalzi e 4,1 assist nelle dieci gare con il 50,5% dal campo e il 33,3% da tre. Successivamente la chiamata della Serie A con Cremona.

Il passaggio a Cremona merita una lettura particolare. Nel 2024-25 Zampini ha giocato tutte le 30 partite di regular season in A, con 14,4 minuti di impiego, 4,7 punti, 2,1 rimbalzi e 1,2 assist. Il tiro da tre è stato il grande punto interrogativo: appena 10,9%, mentre dalla lunetta ha mostrato una solidità decisamente superiore, 80,7%.

I numeri della Serie A non devono però essere letti come una bocciatura. Zampini era arrivato al piano superiore per la prima volta, in una squadra nella quale il suo compito era soprattutto quello di dare ordine, energia e difesa dalla panchina. E proprio l'esperienza contro avversari più fisici e talentuosi lo ha aiutato a costruire il giocatore che Verona ha poi ritrovato in A2.

La definizione più interessante per la prossima stagione è probabilmente questa: Zampini sarà un playmaker puro: quando ha la palla in mano, Zampini sa creare vantaggi senza avere necessariamente bisogno di giocare a ritmi forsennati. È un regista che legge il pick and roll, attacca il cambio difensivo, utilizza il corpo per arrivare al ferro e soprattutto sa coinvolgere i compagni. I 4,1 assist di media della regular season e i 4 assist nei playoff fotografano un'evoluzione importante.

Il suo gioco offensivo non si basa sulla velocità pura. Zampini gioca spesso "di ritmo": cambio di direzione, arresto, cambio di velocità, capacità di aspettare il difensore e poi attaccarlo. È una caratteristica che gli ha permesso di diventare particolarmente efficace contro i cambi difensivi.
Nella finale contro Rimini lo si è visto chiaramente: nel secondo episodio ha punito più volte i cambi dei lunghi, alternando penetrazioni e step-back da tre.

Andrews play titolare, ma la coppia è possibile

Il fatto che Andrews sia destinato a partire da play titolare non deve necessariamente relegare Zampini a un ruolo di semplice cambio.
Anzi, la convivenza può diventare una delle soluzioni tattiche più interessanti.
Andrews ha giocato per molti anni da guardia e questo rende plausibile una configurazione nella quale i due possano condividere il parquet. Zampini potrebbe essere il primary ball handler, mentre Andrews avrebbe maggiore libertà di giocare lontano dalla palla, sfruttando capacità realizzative e letture da esterno.

I punti di forza: fisico, letture e personalità

Il primo punto di forza è il playmaking. Zampini non è un assist-man spettacolare nel senso classico del termine, ma è efficace perché tende a prendere decisioni semplici. Sa trovare il lungo nel pick and roll, il tiratore sul lato debole e soprattutto sa capire quando è il momento di attaccare personalmente.

Il secondo è il gioco in penetrazione. Non dispone dell'esplosività di un esterno come Tyrus McGee, ma compensa con controllo del corpo e capacità di assorbire il contatto. La sua fisicità gli consente di entrare nell'area anche quando il primo passo non crea un vantaggio enorme.

Il terzo è la capacità di giocare sotto pressione. La finale di Rimini è la dimostrazione più recente. Dopo due partite da 21 e 30 punti, in gara 4 è rimasto per lunghi tratti meno visibile, ma quando la partita è arrivata al momento decisivo ha segnato le due triple che hanno sancito la promozione.

Infine c'è la difesa. Con i suoi 191 centimetri e una buona struttura fisica, Zampini può difendere su più tipologie di esterni. Le statistiche raccontano anche una discreta produzione di recuperi: 1,2 palle rubate di media a Forlì e 1,1 a Verona nella regular season.

E i limiti?
Il principale punto interrogativo rimane il tiro da tre.
La percentuale del 32,1% registrata a Verona rappresenta un netto passo avanti rispetto al 29,5% di Forlì e al 10,9% in Serie A con Cremona, ma non è ancora una percentuale che costringa automaticamente le difese di Serie A ad uscire molto lontano dal corpo di Zampini.

La buona notizia è che il suo tiro sembra essere diventato più funzionale alla costruzione offensiva: non deve trasformarsi in uno specialista da otto triple tentate a partita. Deve semplicemente raggiungere quella soglia di affidabilità che impedisca alla difesa di concedergli spazio.

Il secondo aspetto riguarda le perdite di palla. Nel 2025-26 1,3 perse a partita contro 4,1 assist: un rapporto decisamente positivo, ma destinato a essere messo alla prova contro difese più aggressive e fisiche.

Il terzo punto riguarda la creazione contro difese schierate. Zampini è molto efficace quando riesce a generare un vantaggio dal pick and roll o dalla penetrazione; a livello superiore dovrà dimostrare di riuscire a produrre lo stesso vantaggio anche quando il primo blocco viene cambiato, contenuto o raddoppiato.

In difesa, invece, il rischio è legato soprattutto ai mismatch contro guardie particolarmente rapide. La sua fisicità gli permette di reggere bene il contatto, ma contro i piccoli più esplosivi dovrà essere aiutato dalla struttura difensiva di squadra.

La vera scommessa è trasformare l'MVP in un giocatore da Serie A

La storia di Zampini rende il suo ritorno nella massima serie particolarmente interessante.
A Cremona era stato soprattutto un giocatore di rotazione. A Verona è diventato un leader. Il dato più significativo, quindi, non è soltanto passare da 4,7 a circa 12 punti di media: è passare da 14,4 minuti e 1,2 assist in Serie A a un ruolo da protagonista con oltre 27 minuti e più di quattro assist in A2.

La prossima stagione dirà se la versione di Zampini vista nella finale contro Rimini può trasferirsi anche in Serie A. La sfida sarà diversa: meno palloni, meno spazio, difese più preparate e avversari più atletici. Ma anche un contesto potenzialmente ideale. Perché se Andrews può occuparsi di una parte della creazione e della produzione offensiva, Zampini può concentrarsi sulle cose che lo hanno portato all'MVP: gestione del ritmo, letture, difesa, penetrazioni, capacità di coinvolgere i compagni e sangue freddo nei possessi pesanti.

La promozione di Verona è stata costruita anche attraverso i suoi canestri più importanti. Ora arriva la parte più difficile: dimostrare che quelle due triple al PalaFlaminio non erano il punto d'arrivo, ma l'anticipo di ciò che Zampini può ancora diventare.

E, soprattutto, che il giocatore tornato dalla Serie A con qualche domanda ancora aperta è oggi un playmaker molto più completo di quello che aveva lasciato Cremona.