Basket di Mariobasket , 18/04/2026 14:25

Federico Buffa al Teatro Nuovo con uno spettacolo dedicato a Kobe Bryant

Federico Buffa (foto Ansa)
Federico Buffa (foto Ansa)

Federico Buffa torna a Verona per due serate al Teatro Nuovo dedicate  a Kobe Bryant, uno dei giocatori più iconici del basket mondiale, tragicamente scomparso 6 anni fa in un incidente in elicottero: “Otto Infinito – Vita e Morte di un Mamba”. L’appuntamento con il popolare e amato storyteller è martedì 21 e mercoledì 22 aprile, con il soldout già annunciato. Spettacolo che poi andrà in scena il 23 maggio al Vittoriale degli Italiani nel cartellone del Festival della Bellezza. Occasione per parlare di basket e di calcio, l'"avvocato", tifoso milanista, ricorda ancora la “Fatal Verona”: era 14enne al Bentegodi il 20 maggio 1973 del celebre 5-3.
Federico Buffa, non è la prima volta che dedica uno spettacolo ad un giocatore di basket…
Certo, Jordan ha già un suo spettacolo”.
Il carisma e l’estro, il talento e l’ossessione. I sogni, la smania di migliorarsi, l’impulso alla sfida. Perseveranza, maniacale dedizione, successo, fallimento, riscatto, gloria. Kobe è tutto questo e possiamo dire che Kobe, visti anche i suoi trascorsi in Italia, è il giocatore del cuore?
“Io l’ho visto giocare tanto, dal vivo almeno una sessantina di volte, comprese le tre finali dove commentavo, dal 2000 al 2002. L’ho visto perdere nel 2004 a Detroit, che è stato il momento nero della sua carriera. Quando lo intervistavo ci parlava in italiano, ma personalmente l’ho conosciuto dopo che ha smesso e me l’ha presentato Alessandro Del Piero che è un fan totale di Kobe. Credo sia andato a Los Angeles per lui ed era molto più tranquillo. Un amico comune di Reggio Emilia andato a trovarlo negli Usa mi diceva che non guardava sotto l’equatore, che voleva entrare in politica, aveva vinto un Oscar come produttore e, come quelli che entrano in politica con le sue caratteristiche, aspirava a diventar presidente”. 
Di Kobe si dice che sia il giocatore-simbolo per intere generazioni…
“Si va dai 30 anni agli attuali 50enni”.
Però ha lasciato il segno anche in noi “boomers”, o no? Credo che tutti si ricordino dov’erano e cosa stavano facendo quella maledetta sera del 26 gennaio 2020 quando arrivò la notizia della tragedia in cui morì anche la figlia Gianna…
“Una parte devastante della storia è il rapporto fra lui e Gianna, che giocava a basket e lui quel giorno stava accompagnando al torneo “Mamba Cup”. Un rapporto definito dalla figlia Natalia e dalla moglie Vanessa unico. Vanessa dice che nessuno sarebbe sopravvissuto sull’altra”.
E poi c’è la celebre Mamba Mentality…
“Credo che non sia stato detto dai tempo di Sparta: Kobe non ha mai fatto mancare un impegno nella sua carriera e in bocca al lui queste parole suonano meglio”. 
Parliamo del basket italiano e dell’A2 dove gioca Verona. Guardando anche l’ultimo esempio di Ferrari passato da Cividale alla Virtus Bologna: è il campionato che lancia i giocatori italiani? 
“Tu non puoi dire a un club che fa impresa sportiva e magari ha una proprietà straniera chi gioca o non gioca. Negli Stati Uniti una squadra di non americani la possono fare. Il problema è la cultura del tuo sport, poi non è vero che non si può fare. I tedeschi ad esempio lo fanno e hanno la regola sulle proprietà del club di calcio ed hanno questo approccio in Italia non c’è”.
La Verona dei canestri al momento vive di ricordi, però - come diceva Osvaldo Bagnoli - è meglio vivere di ricordi che non averne…
“Quella Verona ha vinto la coppa Italia di A2, battendo Milano allenata da Mike D’Antoni. Poi c’è stata l’epopea di Henry Williams. Mi ricordo che venivo a Verona apposta per vederlo, a quei tempi non c’erano molte possibilità di vedere i giocatori, quindi bisognava muoversi. Adesso puoi vedere tutto quello che vuoi. E’ uno dei giocatori, lui come Alfonso Ford, che arrivavano nel basket italiano di quegli anni, oggi il sistema non li farebbe venire qui. All’epoca c’era più possibilità di prendere quei giocatori e sono giocatori che te li ricordi, con proprietà di fondamentali fuori dalla norma. Veniva, come molti altre star, mediamente al Sud degli Usa, campioni che avevo visto giocare al college e arrivati in Italia si adeguavano al modo di giocare europeo”. 
Adesso nel college spopolano le offerte multimilionarie che arrivano grazie al NIL… 
“Se il college si spersonalizza a questo punto per me non va bene. I giocatori delle università non dovrebbero prendere i soldi, nella mia visione del mondo, ma forse siamo noi romantici perché veniamo da un’altra era, invece adesso diventa tutto omologato. Ma forse siamo troppo romantici e il basket anche del college ha preso un altro indirizzo”. 
Chiudiamo con l’Hellas Verona, mestamente diretto alla serie B, nonostante sia controllato da un fondo americano. In serie A le proprietà straniere sono la maggioranza, ma c’è chi investe anche in provincia, guardiamo il Como che sta facendo molto bene…
“Assolutamente sì, che non ha neanche un giocatore italiano nei primi 20”. 
E’ il motivo principale per cui non andiamo ai Mondiali?
“C’è una serie di fattori, oggettivamente ci sono squadre che non hanno un giocatore italiano, incide un po’. Però bisogna prendere atto della realtà, proprietà straniere che hanno la libertà di prendere chi vogliono e ce l’hanno, stanno all’interno delle regole e non c’è niente che abbiano fatto che non sia nelle regole. Quindi è una nostra opinione, vista dell’esterno, di gente che ha vissuto altre epoche e il mondo contemporaneo va anche così”.